The pain on the Lucomagno!

La sveglia suona alle 06:30, salto giù dal letto mi butto subito nel prepararmi, gambali,bib invernali,baselayer, Jersey e maglia lunga, penso tra me e me che congelerò ma fa niente il freddo fa bene. Colazione : 3 fette di toast burro e marmellata di casagne ( attenzione crea dipendenza ) caffe, ed un bicchiere d’acqua, in questo momento mi starete giudicando per la scarsa colazione visto quello che mi sta aspettando. Okay sono pronto , prendo la bici ( io pedalo un bel telaio in acciaio fatto su misura per me da Paolo Ponc Villa,persona stupenda!) scendo in strada e vado da Oli a Viganello dove mi trovo con lui e Keith, carichiamo le bici e le borse nella Touran di Keith e si parte direzione Biasca.

Partenza da Biasca i primi km volano facilmente però inaspettatamente ci troviamo una giornata di 15/16 C°, arrivati a Torre ci si sveste , poi si rinizia a salire fino a sentire un bello schiocco davanti a me un raggio di Oli è partito con un po’ di ingegno alla McGyver con un adesivo riusciamo ad incollarlo ad un altro raggio,tutto questo ci prende 15 minuti tradotto in ripartenza a gambe oramai fredde, ma arrivo a Campo Blenio lentamente ma senza molti problemi.

Da Campo Blenio fino alla cima del Lucomagno la sento, le gambe iniziano ad essere doloranti il fiato si fa sempre più corto e l’andatura cede alla grande ma tanto oramai gli altri  due sono lontani anni luce. Arrivo alla cima più felice che mai, cioè ci siamo fatti un passo ad inizio dicembre, spettacolo!, in giro della neve non vi è neanche l’ombra, mangio una banana un mandarino un gel me l’ero già fatto salendo, ci imbacucchiamo di nuovo ed è in quel momento che Keith si gira verso di me e mi dice: “let’s go to Disentis” okay premessa io posso dire di parlare bene inglese ma non benissimo e nella mia ignoranza e stanchezza capisco “let’s descent”  ed accetto tutto spensierato, ovviamente era la cosa più ovvia per me e le mie gambe ma a quanto pare non per gli inglesi! Dopo aver compreso bene la proposta e tirato giù qualche santo accetto già sofferente di andare a Disentis.

La discesa è un misto tra adrenalina,stupore,mal di spalle e pensieri tipo: “a salire morirò”, è una discesa stupenda un misto di drittoni, tornanti e gallerie in quali l’eco delle tue grida riecheggia alla grande!!!

Arrivati a disentis un po’ infreddoliti decidiamo di bere e mangiare qualcosa di caldo, troviamo l’unico ristorante aperto in tutta Disentis, un ristorante italiano , ma visto che erano già le 13:30 ovviamente la cucina era chiusa, per grazia del signore di fianco al ristorante troviamo un Volg alimentari aperto, il pranzo varia da caramelle Haribo a panini al Fleischkäse.

Con la pancia piena ed un minimo di energie ristorate partiamo per risalire di nuovo mi aspettano 22km di salita, sofferenza pura e mal di gambe, dopo 4km mi hanno già distaccato alla grande, al 10°km mi pervade quella sensazione di stanchezza e rabbia che penso ogni ciclista abbia almeno provato trovandosi in estrema difficoltà,ma fa niente testa bassa denti stretti sogno un rapporto in più e qualche watt in più, al 18km spiana, un miracolo, stacco le mani dal manubrio e mi godo questi pochi metri senza dislivello subito dopo mi fermo e mando giù qualsiasi cosa hanno le mie tasche da offrirmi rivolgendo la speranza negli zuccheri ad assorbimento veloce, gli ultimi 6km sono la cosa più sofferta che abbia mai fatto in sella,inizia a fare freddo la luce inizia a calare e le energie sono pari a zero, l’ultimo pezzo è una strada dritta appesa ad una parete di roccia dove alla fine si riesce a vedere la diga, la salvezza , ma scorgere quel muro di cemento infondo alla strada ti distrugge psicologicamente ti accorgi che continui a pedalare e pedalare ma quel muro è sempre là non si avvicina neanche di un metro,smetti di guardarlo ti concentri sulle tue ginocchia che continuano a salire e scendere senza interrompersi un moto continuo fomentato solo dalla voglia di arrivare alla cima, alzo lo sguardo e trovo davanti a me Oli,Keith e l’entrata dell’ultima galleria, una porta verso le tenebre dove le temperature calano drasticamente e la visbilità è misurabile in centimetri però capisci che alla fine c’è la luce (che bomba la luce in fondo al tunnel) che significa discesa, mi fermo solo per appoggiare la testa al manubrio, imprecare contro qualsiasi cosa e mettere l’antivento.

Finalmente inizia,30km e rotti di discesa sono talmente cotto che mi lascio andare in caduta libera, i freni li uso solo in caso di necessità visto che ho le spalle trafitte da mille aghi ad ogni frenata, la discesa è eterna e la luce oramai è quasi del tutto sparita, arriviamo a Biasca nel buio più totale scendo dalla bici e prima di qualsiasi stretching mi butto a terra come un verme, immobile, perfetto.

Ricarichiamo tutto in auto ed ora una birra fredda non ce la toglie nessuno.

Alla fine è stato divertente! Una giornata stupenda, amo la bici,amo le alpi!

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